WILD BILLY’S CIRCUS STORY (THE WILD, THE INNOCENT & THE E STREET SHUFFLE), PERLE DI BRUCE SPRINGSTEEN, RECENSIONE CON TRADUZIONE

Incisa nel 1973 e inclusa in The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle, Wild Billy’s Circus Story è una delle principali indiziate per il lancio di Bruce da parte della CBS come il nuovo Dylan. In realtà i primi due album mostrarono molto di più rispetto alla semplicistica ipotesi che Bruce volesse proseguire sulla strada tracciata dal menestrello di Duluth dieci anni più tardi. Ma, si sa, l’industria discografica vive di promozione e, in quel momento, era conveniente vendere questo ragazzotto del New Jersey come il nuovo cantore folk dell’America dei poveri e degli emarginati. Del resto Wild Billy è davvero molto dylaniana, anche per il modo trascinato in cui viene interpretata vocalmente da Bruce.

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE

Bruce si imbatte in una delle suoi primi brani cantautorali, col racconto di un mondo tanto perdente quanto affascinante come quello di un circo itinerante e sgangherato. Risulta da subito abbastanza chiaro che il circo di Billy il Selvaggio non sia propriamente una fucina di dollari. Tra i personaggi che appaiono nel testo emerge anche una certa rassegnazione. Sembrano mancare la sintonia e l’armonia e prevalere i litigi, le invidie, i piccoli dispetti, persino la poca voglia di lavorare. Tra i figuranti di questo circo scalcinato risaltano in particolare quella del pagliaccio, che abbandona il circo e se ne torna a casa a piedi in Ohio con la sua valigia in mano, e quella del ragazzino a cui il padrone chiede se vuole salire a bordo per cercare fortuna.

Da Fellini a Bruce, dall’Italia al Midwest americano

Sembra di vedere I Clowns e La Strada di Fellini, girati proprio in quegli anni. Luoghi così lontani tra loro, ma la stessa mestizia, lo stesso destino di emarginazione. Wild Billy ha anche la caratteristica di essere l’unica dei primi due album, insieme a Mary Queen Of Arkansas, che si allontana dal New Jersey e viaggia verso ovest. Da questo punto di vista viene spontaneo fare un volo lirico di quarantasei anni. Pensi a Wild Billy e ai suoi miserabili lavoranti, gli aggiungi mezzo secolo di vita e li vedi ancora oggi, vecchi e ancora poveri, a portare in giro il carrozzone negli Stati dell’Ovest. Tradotto: come starebbe bene la storia del circo di Wild Billy tra gli affreschi di Western Stars!

The E Street Circus

Anche se non ci sono riferimenti diretti, non è difficile interpretare il circo di Wild Billy come una allegoria della stessa E Street Band. Una band già allora in perpetuo movimento, da una città all’altra, anche verso ovest. Il tendone del circo era sostituito da un palcoscenico. Bruce veniva da un primo album di scarso successo commerciale. Il secondo poteva essere già un’ultima spiaggia. Ecco che il circo di Wild Billy riprende la forma di una E Street Band che rischia la miseria. L’accordo di management con Mike Appel è capestro, di soldi non se ne vedono. Iniziano perfino i primi dissidi. David Sancious inizia a non approvare alcune scelte musicali. Vini Lopez è artisticamente e caratterialmente poco controllabile da Bruce. Lo stesso Danny Federici ha alcuni momenti di dissidio con il capo banda. Ma, pur con tutto questo, “Tutti a bordo, il Nebraska è la nostra prossima fermata.”

 

LA CANZONE – MUSICA E ARRANGIAMENTI

Anche musicalmente ci sono affinità: non ci sono parti orchestrali, ma c’è comunque una dolce e malinconica canzone folk, nella quale emergono la fisarmonica di Danny Federici e la tuba che simula la tromba dell’elefante. Una curiosità: la tuba non è suonata da Clarence Clemons, come si potrebbe pensare, ma è accreditata a Garry Tallent in sostituzione della linea di basso.

LA STORIA DEL CIRCO DI WILD BILLY

Il macchinista scala la sua ruota panoramica come un valoroso, e il mangiatore di fuoco se ne sta in un mare di sudore vittima dell’ondata di caldo

Dietro il tendone una mano gli stringe le gambe sulla lama del mangiatore di spade

E il circo cittadino viaggia sulle onde corte

La pista si stende davanti come una grande aurora di plastica.

La donna cannone, Big Mama, Missy Bimbo è seduta sulla sua sedia e sbadiglia e l’uomo bestia è sdraiato nella sua gabbia annusando popcorn

Mentre il nano si lecca le dita e soffre per il disprezzo di Missy Bimbo

E’ nato il circo cittadino

Whoa, e con una rullata di tamburo vai ballerina avanti e indietro, facendo la ruota su quella corda tesa con un colpo di cannone un lampo accecante si muove attraverso il tendone.

Dannazione, mancherà il suo bersaglio

Oh Dio salva la palla di cannone umana.

E i fratelli volanti Zambini osservano Margarita che fa il suo numero di contorsionismo

E il presentatore fa contare insieme a lui la folla: “Novantacinque, novantasei, novantasette”

Una valigia scassata nella sua mano, silenziosamente si allontana dal circo

E l’autostrada è invasa dalle musiche del carnevale

Danzano come enormi fantasmi truccati nel vento

Un uomo in calzoni gonfi, una faccia triste, una smorfia folle sta correndo a casa in qualche piccola città dell’Ohio

Gesù, manda qualche buona donna a salvare tutti i tuoi clown

E il ragazzo del circo danza come una scimmia sul filo spinato e l’imbonitore flirta con una drogata, lei è giù di corda

E ora gli elefanti danzano davvero funky e l’orchestra suona come fosse scoppiato un incendio nella giungla

Il circo cittadino è al top dell’eccitazione

E il gigante Sansone solleva il piccolo nano Tiny Tim sulle sue spalle, lassù

E lo porta lungo il viale centrale oltre i ragazzi, oltre i marinai

Fino alla sua roulotte poco illuminata

E la ruota panoramica gira e gira come se non dovesse più fermarsi

E il padrone del circo si sporge, sussurra all’orecchio del ragazzino “Hey figliolo, vuoi tentare la grande scalata?”

Tutti a bordo, il Nebraska è la nostra prossima fermata