IT’S HARD TO BE A SAINT IN THE CITY (GREETINGS FROM ASBURY PARK, N.J.), PERLE DI BRUCE SPRINGSTEEN, RECENSIONE CON TRADUZIONE

Quando nei primi anni Settanta Mike Appel riesce a far avere a Bruce un’audizione di fronte al grande scopritore di talenti della CBS, John Hammond, il poco più che ventenne ragazzo del New Jersey porta alcune canzoni acustiche, tra cui It’s Hard To Be A Saint In The City, che poi chiuderà la tracklist del suo album d’esordio. Quella registrazione acustica comparirà solo su Tracks, mentre su Greetings verrà pubblicata una versione full band, comunque acustica.

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE

Saint In The City, come confidenzialmente la chiamano i fan, è una pietra miliare della discografia springsteeniana delle origini. Bruce inaugura il filone dell’epopea (sub)urbana a cui appartengono anche Kitty’s Back, Incident On 57th Street, New York City Serenade e, in ultimo, Jungleland. Ma, queste canzoni ambientate nella metropoli sono narrate in terza persona e raccontano disperate storie d’amore, in Saint In The City Bruce canta in prima persona e si immedesima in uno splendido personaggio da bassifondi: “il principe dei poveri incoronato a un festino di mendicanti“.

Uno dei primi “film in musica” springsteeniani

Bruce è universalmente noto, tra le altre cose, anche per la sua capacità descrittiva. I suoi sono testi che catturano immagini e le restituiscono in parole e musica. Saint In The City è ricca di queste sequenze in movimento. Una sorta di cortometraggio filmato, nel quale il ragazzo prova ad assumere un ruolo dominante nel mondo degli emarginati, una sorta di primo degli ultimi, destinato a soccombere. Un ragazzo che ha sperimentato un momento d’oro, nel quale era “il re del vicolo” a cui si dovevano rispetto e ammirazione. Lui si vedeva come un Marlon Brando o un Casanova, probabilmente non ne era mai stato nemmeno la brutta copia ma, del resto, non aveva nulla da perdere. In ogni caso la fortuna gli gira la faccia dall’altra parte e, allora, non resta che tornare in superficie e tentare di sopravvivere. La scena in cui il protagonista prova a uscire dalla metro, venendo ricacciato sotto dalla folla e rischiando l’asfissia, è talmente reale che sembra di viverla in diretta, anche perché la musica e il canto aiutano a sentire l’ansia del momento.

Gesù o il Diavolo? Il bene o il male?

Notevole la descrizione del flebile confine tra il bene e il male tramite il tentativo del Demonio di mascherarsi da Gesù nel fosco creato dal vapore che sale dal mondo sotterraneo. Confine che, del resto, è ben esplicitato anche nel titolo stesso della canzone. In città, in particolare nelle zone basse e degradate, è davvero difficile essere una brava persona.

LA CANZONE – MUSICA E ARRANGIAMENTI

Nonostante non si discosti dal sound prevalentemente acustico del resto dell’album, Saint In The City acquisisce un timbro che avvicina molto al blues rock più energico, caratteristica che le verrà poi attribuita definitivamente nelle versioni dal vivo degli anni successivi.

Sono quattro gli elementi che suonano nel pezzo e ognuno di essi svolge un lavoro sorprendente, sempre considerata la loro giovane età. Mad Dog alla batteria passa da velocissimi giochi cassa/rullante a leggeri tocchi sui piatti, un richiamo quasi al jazz. Garry Tallent mostra già di essere un grande bassista. Bruce gira sulle corde della chitarra acustica come un provetto bluesman. David Sancious mostra anche in questa canzone di essere forse il musicista più talentuoso, sicuramente il più eclettico dell’intera storia della E Street Band.

Se tutta la canzone è degna di nota, il finale è speciale e perfettamente in linea con il significato della canzone e della sua posizione nell’album. Mentre i volumi sfumano il giro di accordi si insegue giro dopo giro, il ritmo accelera, il pianoforte disegna un tema misterioso e la chitarra entra a generare tensione. Una scelta che sembra dire: “la vita nei vicoli continua, buia e pericolosa.” E infatti continuerà nell’album successivo con nuovi splendidi affreschi suburbani.

Poi, come detto, arriveranno le travolgenti versioni rock dal vivo, nelle quali Max Weinberg, subentrato al posto di Vini Lopez, dimostrerà tutta la sua abilità e la sua potenza (non per nulla iniziarono a chiamarlo Mighty Max), ma soprattutto Bruce e Steve inaugureranno un duello di chitarre che metterà a ferro e fuoco i palcoscenici d’America nel rovente finale strumentale.

Springsteen & Bowie

David Bowie, sentita Saint In The City, dichiarò che chi l’ha scritta non poteva essere considerato un normale musicista e decise di incidere una cover nelle session di Station To Station (1975) che poi rimase inedita fino al 1989, quando fu inserita nell’antologia Sound + Vision.

TRADUZIONE – E’ DURA ESSERE UN SANTO IN CITTA’

 

Ho la pelle come il cuoio e lo sguardo di duro diamante come un cobra

Sono nato triste e alterato ma ho bruciato come una supernova

Ho potuto camminare come Brando dritto verso il sole

Poi ballare come un Casanova

Col mio manganello, la giacca e i capelli ingellati

Una stella d’argento orna i miei stracci come una Harley nel calore

Quando avanzavo impettito giù per la strada, potevo sentire il suo cuore battere

Le sorelle indietreggiavano e dicevano “Proprio carino quell’uomo”

Lo storpio all’angolo urlava “Un nichelino per vostra pietà”

Quei ragazzi del distributore parlano veramente da duri

È dura essere un santo in città

 

Ero il re del vicolo, mamma, potevo parlare volgarmente

Ero il principe dei mendicanti, incoronato in centro a un banchetto di accattoni

Ero la prima guida dei protettori, tenevo tutto sotto controllo

Solo un giocatore da bassifondi con la fortuna da perdere

E quando il momento buono finiva, si sperdeva sul terreno

Il diavolo appariva come Gesù attraverso il vapore della strada

Mostrandomi una mano che sapevo che nemmeno i poliziotti potevano colpire

Sentivo il suo caldo fiato sul collo, mentre mi tuffavo nella folla

È così difficile essere un santo, quando sei solamente un ragazzo per strada

 

E i saggi della metropolitana siedono come dei morti viventi

Mentre i binari tengono il ritmo, i loro occhi guardano fissi d’avanti

Cavalcano la linea d’equilibrio e si tengono solamente attaccati a un filo

Ma è troppo caldo in queste gallerie, puoi essere soffocato dal vapore

Ti alzi per scendere alla tua prossima fermata, ma ti spingono indietro al tuo posto

Il tuo cuore comincia a battere più in fretta, mentre tenti di rialzarti

Finché non sei fuori da quel buco e tornato su per la strada

 

E quelle prostitute del South sembrano davvero carine

Lo storpio all’angolo grida “Un nichelino per vostra pietà”

E quei ragazzi del centro parlano davvero da duri

È così dura essere un santo in città