GROWIN’ UP

GROWIN’ UP

GROWIN’ UP (GREETINGS FROM ASBURY PARK, N.J.), PERLE DI BRUCE SPRINGSTEEN, RECENSIONE CON TRADUZIONE

Nei primi anni Settanta Bruce è poco più che ventenne. Una delle prime canzoni che scrive (almeno tra quelle che verranno poi pubblicate sul primo album) è Growin’ Up. Nella sua versione acustica fu uno dei pezzi che Bruce presentò all’audizione davanti al mitico produttore della CBS, John Hammond.

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE

Growin’Up è una canzone di ribellione. Non la ribellione politica che aveva riguardato la canzone di protesta degli Anni 60, perché la consapevolezza politica di Bruce emergerà solo anni dopo. Si tratta invece dello scontro generazionale che porta un ragazzo disadattato ma pieno di energia e di sogni a scontrarsi con la scuola, il primo baluardo tra quelle istituzioni che vorrebbero “metterlo a sedere”.

Tra zone radioattive e astronavi arriva un aereo-jukebox

La scrittura di Bruce mostra da subito quella creatività e quella generosità di parole e immagini che caratterizzerà i primi due album. L’esuberanza giovanile, la ricerca della libertà e, inevitabilmente, la ribellione alle imposizioni scolastiche vengono descritte con l’utilizzo di metafore che trasformano il protagonista in una sorta di supereroe. Prima prende le sembianze del capo di una gang che, ferito, attraversa zone radioattive, uscendone illeso. Poi diventa un fantasioso aviatore che distrugge il suo liceo bombardandolo di musica. Infine si trasforma in un ragazzino astronauta che, dopo essersi fatto un giro tra le stelle, torna sulla terra e mette tutta la sua vita nel motore di vecchia auto.

Bruce sceglie di raccontare la storia in prima persona, ma al passato. E, inevitabilmente, tutto prende un’impronta autobiografica (non è un caso che Growin’ Up sarà la prima del ristretto novero di canzoni inserite nello spettacolo autobiografico Springsteen On Broadway). Difficile non pensare a lui come al ragazzo attraversato dalla pioggia, come nelle tante notti trascorse in spiaggia ad Asbury Park, dormendo nel magazzino degli attrezzi dell’amico surfista. Con la differenza che lui non era capo di una gang, ma di una band.

Proprio nella seconda strofa lo ritroviamo che spara musica sopra il proprio liceo. Questi versi entrano nella storia. Bruce armeggia le figure retoriche con la creatività dei poeti più esperti. Il ragazzo salpa su una nave di pirati in compagnia di una ragazza che non sa navigare ma canta divinamente. Poi, con un aereo-jukebox spara per devastare il suo liceo. Non è una bomba vera, ma è comunque una bomba: il blues. Bruce gioca persino nel far coincidere il tasto schiacciato, il B52, con il nome del famoso aereo bombardiere americano.

Il valore salvifico della musica – da Growin’ Up a No Surrender

Bruce ha subito ben chiaro che la musica restituisce libertà e salva i giovani dagli schemi rigidi dell’insegnamento scolastico. Un argomento che rimarrà a lungo nella testa di Bruce. Infatti, oltre dieci anni più tardi, scriverà No Surrender e il celebre verso “Abbiamo imparato di più da un disco di tre minuti che da quello che abbiamo mai imparato a scuola”. Ma il parallelo tra Growin’Up e No Surrender non si limita a questa citazione. Basti avvicinare il “piccolo posto carino tra le stelle” che il giovane protagonista della prima si ricava con la musica al posticino che i giovani uomini della seconda vogliono ritagliarsi con le loro batterie e le loro chitarre. Infine, per completare il parallelo, le persone a cui il giovane si ribella alzandosi quando gli chiedevano di stare seduto in Growin’Up, non sono altro che i “fools”, i pazzi, da cui i ragazzi di No Surrender volevano scappare.

Bruce e le fughe in automobile

Growin’ Up è anche la prima canzone dove si dona centralità all’automobile come mezzo di fuga. Quel verso fondamentale (“giuro di aver trovato la chiave dell’universo nel motore di una vecchia auto parcheggiata”) si riflette nei capolavori successivi del disco Born To Run. In esso quella vecchia auto parcheggiata diventa il mezzo per andarsene dalla città di perdenti e verso il sole. Poi, però, nell’album Darkness On The Edge Of Town, quello della disillusione, quell’auto diventa più un mezzo di sostentamento o di spostamento senza meta, tra tanti sogni infranti.

LA CANZONE – MUSICA E ARRANGIAMENTI

La poesia giovanile di ribellione in Growin’Up è accompagnata da un brano musicale che nasce acustico, basato su un semplice arpeggio di tre accordi. Rispetto alla versione con la sola chitarra dell’audizione alla CBS, in studio Bruce aggiunge le partiture di pianoforte, che diventa lo strumento dominante, e la base ritmica. L’eclettico assolo di pianoforte, suonato da David Sancious prima dell’ultima strofa, successivamente verrà sostituito da un bellissimo intreccio di chitarra e sassofono nelle versioni rock dal vivo.

Nel tempo, infatti, Bruce aggiunge ulteriori arrangiamenti e strumentazione, trasformando la canzone in un pezzo rock ben più trascinante. Proprio al termine del citato assolo, in molte occasioni Bruce ha inserito dal vivo un inciso parlato, nel quale narrava racconti e aneddoti di gioventù. Tra i principali argomenti gli scontri col padre (“nella mia casa c’erano due cose impopolari, una ero io, l’altra era la mia chitarra”) e la totale dedizione al rock (“non so se sarete degli avvocati o degli scrittori di libri, ma stasera fareste meglio a prepararvi per il rock’n’roll”). Molto esilaranti anche i siparietti che, nello stesso punto della canzone, Bruce introdurrà durante il maestoso Born In The USA Tour. In quello più noto lo stesso Bruce e Clarence Clemons fingono di perdersi nel buio di un bosco con l’auto in panne, ma l’arrivo di due orsi con una chitarra e un sax li salverà. Torna il valore salvifico della musica. Inoltre, dopo la celebre copertina dell’album Born To Run, viene ribadito il forte simbolismo di unione interraziale tra il bianco caucasico Springsteen e l’afro-americano Clemons.

Springsteen & Bowie

David Bowie incise una versione di Growin’Up nelle session di Diamond Dogs (1974) che poi rimase inedita fino al 1990, quando fu inserita come bonus track nella riedizione dell’album Pin Ups (album del 1973).

TRADUZIONE – MENTRE CRESCEVO

 

Beh, stavo immobile come un sasso a mezzanotte, sospeso nel mio travestimento

Mi pettinavo i capelli fino a quando non erano a posto e comandavo la brigata della notte

Ero aperto al dolore e attraversato dalla pioggia e camminavo con una stampella storta

Vagavo tutto solo in una zona radioattiva e ne sono uscito con l’anima incontaminata

Mi nascondevo nella rabbia confusa della folla, ma quando mi dicevano “Siediti” mi alzavo in piedi

Ooh-ooh, mentre crescevo

 

La bandiera dei pirati sventolava dal mio albero maestro, le mie vele ad ala erano spiegate una vicina all’altra

Ho avuto come prima compagna una laureata in jukebox, non sapeva navigare ma sicuramente sapeva cantare

Decollai con un B-52 e li bombardai con il blues col carrello delle ruote che, ostinato, non usciva

Ho rotto tutte le regole, ho mitragliato la mia vecchia scuola, mai una volta ho pensato di atterrare

Mi nascondevo nella rabbia confusa della folla, ma quando dicevano “Torna giù”, mi ributtavo su

Ooh-ooh, mentre crescevo

 

Mi sono preso un mese di vacanza nella stratosfera e tu sai quanto sia difficile trattenere il respiro

Ho creduto di aver perso tutto quello che avevo sempre amato o temuto, ero il ragazzino spaziale in uniforme

Beh, i miei piedi alla fine hanno toccato terra, ma mi sono tenuto un piccolo posto carino sulle stelle

E giuro che ho trovato la chiave per l’universo nel motore di una vecchia auto parcheggiata

Mi sono nascosto nel grembo materno della folla, ma quando mi hanno detto” Mettiti giù”, mi sono alzato

Ooh-ooh, mentre crescevo

Ooh-ooh, mentre crescevo

IT’S HARD TO BE A SAINT IN THE CITY

IT’S HARD TO BE A SAINT IN THE CITY

IT’S HARD TO BE A SAINT IN THE CITY (GREETINGS FROM ASBURY PARK, N.J.), PERLE DI BRUCE SPRINGSTEEN, RECENSIONE CON TRADUZIONE

Quando nei primi anni Settanta Mike Appel riesce a far avere a Bruce un’audizione di fronte al grande scopritore di talenti della CBS, John Hammond, il poco più che ventenne ragazzo del New Jersey porta alcune canzoni acustiche, tra cui It’s Hard To Be A Saint In The City, che poi chiuderà la tracklist del suo album d’esordio. Quella registrazione acustica comparirà solo su Tracks, mentre su Greetings verrà pubblicata una versione full band, comunque acustica.

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE

Saint In The City, come confidenzialmente la chiamano i fan, è una pietra miliare della discografia springsteeniana delle origini. Bruce inaugura il filone dell’epopea (sub)urbana a cui appartengono anche Kitty’s Back, Incident On 57th Street, New York City Serenade e, in ultimo, Jungleland. Ma, queste canzoni ambientate nella metropoli sono narrate in terza persona e raccontano disperate storie d’amore, in Saint In The City Bruce canta in prima persona e si immedesima in uno splendido personaggio da bassifondi: “il principe dei poveri incoronato a un festino di mendicanti“.

Uno dei primi “film in musica” springsteeniani

Bruce è universalmente noto, tra le altre cose, anche per la sua capacità descrittiva. I suoi sono testi che catturano immagini e le restituiscono in parole e musica. Saint In The City è ricca di queste sequenze in movimento. Una sorta di cortometraggio filmato, nel quale il ragazzo prova ad assumere un ruolo dominante nel mondo degli emarginati, una sorta di primo degli ultimi, destinato a soccombere. Un ragazzo che ha sperimentato un momento d’oro, nel quale era “il re del vicolo” a cui si dovevano rispetto e ammirazione. Lui si vedeva come un Marlon Brando o un Casanova, probabilmente non ne era mai stato nemmeno la brutta copia ma, del resto, non aveva nulla da perdere. In ogni caso la fortuna gli gira la faccia dall’altra parte e, allora, non resta che tornare in superficie e tentare di sopravvivere. La scena in cui il protagonista prova a uscire dalla metro, venendo ricacciato sotto dalla folla e rischiando l’asfissia, è talmente reale che sembra di viverla in diretta, anche perché la musica e il canto aiutano a sentire l’ansia del momento.

Gesù o il Diavolo? Il bene o il male?

Notevole la descrizione del flebile confine tra il bene e il male tramite il tentativo del Demonio di mascherarsi da Gesù nel fosco creato dal vapore che sale dal mondo sotterraneo. Confine che, del resto, è ben esplicitato anche nel titolo stesso della canzone. In città, in particolare nelle zone basse e degradate, è davvero difficile essere una brava persona.

LA CANZONE – MUSICA E ARRANGIAMENTI

Nonostante non si discosti dal sound prevalentemente acustico del resto dell’album, Saint In The City acquisisce un timbro che avvicina molto al blues rock più energico, caratteristica che le verrà poi attribuita definitivamente nelle versioni dal vivo degli anni successivi.

Sono quattro gli elementi che suonano nel pezzo e ognuno di essi svolge un lavoro sorprendente, sempre considerata la loro giovane età. Mad Dog alla batteria passa da velocissimi giochi cassa/rullante a leggeri tocchi sui piatti, un richiamo quasi al jazz. Garry Tallent mostra già di essere un grande bassista. Bruce gira sulle corde della chitarra acustica come un provetto bluesman. David Sancious mostra anche in questa canzone di essere forse il musicista più talentuoso, sicuramente il più eclettico dell’intera storia della E Street Band.

Se tutta la canzone è degna di nota, il finale è speciale e perfettamente in linea con il significato della canzone e della sua posizione nell’album. Mentre i volumi sfumano il giro di accordi si insegue giro dopo giro, il ritmo accelera, il pianoforte disegna un tema misterioso e la chitarra entra a generare tensione. Una scelta che sembra dire: “la vita nei vicoli continua, buia e pericolosa.” E infatti continuerà nell’album successivo con nuovi splendidi affreschi suburbani.

Poi, come detto, arriveranno le travolgenti versioni rock dal vivo, nelle quali Max Weinberg, subentrato al posto di Vini Lopez, dimostrerà tutta la sua abilità e la sua potenza (non per nulla iniziarono a chiamarlo Mighty Max), ma soprattutto Bruce e Steve inaugureranno un duello di chitarre che metterà a ferro e fuoco i palcoscenici d’America nel rovente finale strumentale.

Springsteen & Bowie

David Bowie, sentita Saint In The City, dichiarò che chi l’ha scritta non poteva essere considerato un normale musicista e decise di incidere una cover nelle session di Station To Station (1975) che poi rimase inedita fino al 1989, quando fu inserita nell’antologia Sound + Vision.

TRADUZIONE – E’ DURA ESSERE UN SANTO IN CITTA’

 

Ho la pelle come il cuoio e lo sguardo di duro diamante come un cobra

Sono nato triste e alterato ma ho bruciato come una supernova

Ho potuto camminare come Brando dritto verso il sole

Poi ballare come un Casanova

Col mio manganello, la giacca e i capelli ingellati

Una stella d’argento orna i miei stracci come una Harley nel calore

Quando avanzavo impettito giù per la strada, potevo sentire il suo cuore battere

Le sorelle indietreggiavano e dicevano “Proprio carino quell’uomo”

Lo storpio all’angolo urlava “Un nichelino per vostra pietà”

Quei ragazzi del distributore parlano veramente da duri

È dura essere un santo in città

 

Ero il re del vicolo, mamma, potevo parlare volgarmente

Ero il principe dei mendicanti, incoronato in centro a un banchetto di accattoni

Ero la prima guida dei protettori, tenevo tutto sotto controllo

Solo un giocatore da bassifondi con la fortuna da perdere

E quando il momento buono finiva, si sperdeva sul terreno

Il diavolo appariva come Gesù attraverso il vapore della strada

Mostrandomi una mano che sapevo che nemmeno i poliziotti potevano colpire

Sentivo il suo caldo fiato sul collo, mentre mi tuffavo nella folla

È così difficile essere un santo, quando sei solamente un ragazzo per strada

 

E i saggi della metropolitana siedono come dei morti viventi

Mentre i binari tengono il ritmo, i loro occhi guardano fissi d’avanti

Cavalcano la linea d’equilibrio e si tengono solamente attaccati a un filo

Ma è troppo caldo in queste gallerie, puoi essere soffocato dal vapore

Ti alzi per scendere alla tua prossima fermata, ma ti spingono indietro al tuo posto

Il tuo cuore comincia a battere più in fretta, mentre tenti di rialzarti

Finché non sei fuori da quel buco e tornato su per la strada

 

E quelle prostitute del South sembrano davvero carine

Lo storpio all’angolo grida “Un nichelino per vostra pietà”

E quei ragazzi del centro parlano davvero da duri

È così dura essere un santo in città

FOR YOU

FOR YOU

FOR YOU (GREETINGS FROM ASBURY PARK, N.J.), PERLE DI BRUCE SPRINGSTEEN, RECENSIONE CON TRADUZIONE

Se i brani più celebri di Greetings From Asbury Park, New Jersey narrano della crescita di un ragazzo nel suo ambiente, tra scorrazzate notturne con gli amici, escursioni nelle subway della metropoli e distruzioni scolastiche, For You è invece una delle prime canzoni d’amore di Bruce. Un amore sincero e spregiudicato verso una ragazza problematica (qualcuno ipotizza un’aspirante suicida e parla di una suicide ballad) che però non ripaga le attenzioni del ragazzo e se ne vuole andare in cerca di migliore fortuna.

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE

“Sono venuto per te, per te, sono venuto per te, ma tu non avevi bisogno della mia urgenza”. Qui sta il nocciolo della storia. Il ragazzo nutre un amore giovane ed esuberante, così forte da essere urgente. Lei, invece, vive nell’emergenza costante e da questa sua indecisione emerge la volontà di scappare da lui e di andarsene per aspirare, probabilmente invano, a qualcosa di più.

È vero tentativo di suicidio?

Lui la trova sulla spiaggia in pessime condizioni, la salva, le presta persino dei soldi. Non è chiaro se il malessere fisico della ragazza sia reale e se il ritrovamento della ragazza svenuta in spiaggia e la successiva corsa in ambulanza presuppongano un tentativo di suicidio. O almeno una grande sbronza e l’assunzione di droghe che hanno provocato una forte crisi. In realtà potrebbe trattarsi di una metafora: il tentativo di suicidio potrebbe essere puramente psicologico. La ragazza compie scelte sbagliate che le autoinfliggono sofferenza. Il salvataggio da parte del ragazzo, in tal caso, si configurerebbe come la volontà di darle quella sicurezza che a lei manca. È lui infatti a dirle: “Stavolta non sono i tuoi polmoni, ma il tuo cuore ad avere in pugno il tuo destino“: l’irrequietezza e la disperazione della giovane possono essere risolte solo con l’amore di lui.

Lei vuole di più

Ma la ragazza, un tempo innamorata di lui, oggi eleva muri e infrappone altri ragazzi tra loro. Lui si descrive come un soldato ferito ma indomito, al punto da accettare di mettersi in fila per averla. Ma lei scappa: “Eravamo entrambi autostoppisti, ma il tuo orecchio sentiva solo il rombo di buoni motori su una lontana spiaggia straniera, così te ne sei andata per trovare una ragione migliore di quella per cui vivevamo.” L’insoddisfazione congenita di lei la porta a non farsi bastare l’amore del ragazzo. Lei, pur non avendo la freddezza e la sostanza di chi prova a costruirsi un futuro, se ne va, pur nel rischio di non farcela. Un tema che verrà ripreso in Kitty’s Back, splendida storia suburbana di tradimento e sconfitta. Uomini romantici, donne insoddisfatte, sconfitte cocenti, ritorni inattesi. È come se la ragazza di For You non sia altro che la Kitty che torna in città delusa e sola.

Il nuovo Dylan… ma c’è di più!

Il testo è molto lungo e ricco, appartiene all’epoca in cui Bruce era visto, non a caso, come il nuovo Dylan. La descrizione degli eventi e dei sentimenti è corredata di un grande numero di parole e immagini. Un fattore sorprendente per un ragazzo che ha scritto la canzone poco più che ventenne. Si pensi che, già rispetto ad altre canzoni dello stesso album (prendiamo ad esempio Growin’ Up e It’s Hard To Be A Saint In The CIty), For You ha circa il doppio della parole utilizzate nel testo. E dal momento che la durata della canzone non è particolarmente lunga, questo significa che la metrica, specie delle strofe, è molto stretta. Vocalmente Bruce la interpreta con voce trascinata, ricordando indubbiamente il menestrello di Duluth.

LA CANZONE – MUSICA E ARRANGIAMENTI

For You è suonata da soli quattro elementi: Bruce suona la chitarra e canta senza il sostegno di cori o controcanti. Vini Lopez e Garry Tallent eseguono la base ritmica, mentre al piano e all’organo c’è il grande David Sancious, che svolge un lavoro davvero eccellente. Come nelle sue corde, del resto. L’elaborazione musicale che ne risulta è impressionante. Lopez, nel suo stile strabordante, riempie la canzone di stacchi e rullate e Tallent, bassista tutt’altro che basico e standard, lo segue sena perdere un colpo. Bruce è magistrale sia nella ritmica, sia nell’eseguire alcuni riff in levare. Il risultato è una ballata rock a tempo veloce, in cui il lavoro di Bruce e di David Sancious è essenziale per dare ulteriore spunto ritmico. La canzone è molto bella nella sua versione originale, ma è stata resa ancora più potente nelle versioni live che si sono succedute, specie nei tour del nuovo millennio, sia in versione full band, sia in solitaria al pianoforte. For You è stata anche riproposta in alcune cover, tra cui quella della Manfred Mann’s Earth Band, che da Greetings ha preso anche Spirit In The Night e Blinded By The Light per includerle nel suo album Chance (1980).

TRADUZIONE – PER TE

 

Lei mi manda cartoline da principessa con i suoi saluti

Gli occhi della stanza del bar illuminano posti liberi, per vederla devi guardare con molta attenzione

Ferito gravemente in battaglia, rimango al mio posto come un soldato senza paura di fronte al suo sorriso da gatta Cheshire.

Resterò in coda, lei è tutto quello che ho sempre desiderato

Ma tu alzi i tuoi muri tristi perché questo non succeda, tienimi i tuoi guardaspalle fuori dai piedi

Non mi daresti nemmeno il tempo di fare i miei passi

Hai detto: “Eccoti il tuo specchio e i tuoi giochini”

Ma non sono venuto per queste cose, e sono sicuro che lo vedi da sola

 

Sono venuto per te, per te, sono venuto per te, ma tu non avevi bisogno della mia urgenza

Sono venuto per te, per te, sono venuto per te, ma la tua vita è stata tutta una lunga emergenza

E mi urge vedere cosa c’è nei tuoi pensieri e liberare le mie scariche elettriche.

 

Trascinata nella mia ambulanza, le tue pulsazioni si fanno più deboli

Confessami tutto ora, ragazza, finché hai la forza di parlare

Perché ti aspettano a Bellevue con le loro maschere ad ossigeno

Ma io potrei darti tutto ciò di cui hai bisogno ora, se solo tu me lo chiedessi.

E non chiamare il tuo medico anche se lui dice che è troppo tardi ora

Stavolta non sono i tuoi polmoni, ma il tuo cuore che ha in pugno il tuo destino

Non restituirmi i miei soldi, tesoro, non li voglio indietro

Tu e la tua faccia da pony e la tua bandiera inglese,

Prendi il tuo buffone e insegnagli come ci si comporta

Giuro che non sono mai stato messo così male neppure quando ero a pezzi

 

Non pensavi io sapessi che tu sei nata con la forza di una locomotiva, capace di saltare i palazzi in un solo balzo?

E il tuo suicidio di Chelsea senza apparente motivo, potevi ridere e piangere allo stesso tempo.

 

E la tua forza è devastante di fronte a tutte queste difficoltà

Ricordi come ti ho fatta aspettare quando era il mio turno di fare il divo?

 

Non eri neppure la metà orgogliosa rispetto ad ora quando ti ho trovata sbandata sulla spiaggia

Ricordi come sparsi del sale sulla tua lingua e rimasi appena fuori portata

E la band suonava quel tema del bentornato a casa mentre ti carezzavo la guancia

Quella melodia stonata, spezzettata mi è rimasta appiccicata come una sanguisuga.

Ma quella medaglia che portavi sul petto ti faceva sembrare una piccola ragazzina con un trofeo così tenero da spianarti la strada

Eravamo entrambi autostoppisti, ma il tuo orecchio sentiva solo il rombo di buoni motori su una lontana spiaggia straniera

Così te ne sei andata per trovare una ragione migliore di quella per cui vivevamo

E non è per quella boccuccia da bambina che sono tornato

Non è per come stavi sdraiata sul pavimento

Perché ho sfondato tutte le tue finestre e abbattuto tutte le porte

E chi sono io per chiederti di leccare le mie ferite?

E dovresti sapere che è la verità

 

Sono venuto per te, per te, sono venuto per te, ma tu non avevi bisogno della mia urgenza

Sono venuto per te, per te, sono venuto per te, ma la tua vita è stata tutta una lunga emergenza

E io ho bisogno di vedere cosa c’è nei tuoi pensieri, per scaricare la mia elettricità